Giovedì, Giugno 13, 2024

Come comportarsi con una colonia felina in condominio?

colonia felina in condominio

Un analisi sulle colonie feline in condominio e sulle regole da dover rispettare.

 

La Corte d'Appello di Roma, Sezione IV Civile, con la sentenza del 29 aprile 2013 ha stabilito che attirare gatti randagi con ciotole di cibo può costituire una molestia per gli altri condomini se questi animali, vagando liberamente, entrano negli appartamenti e nelle pertinenze degli altri condomini limitandone il possesso. La Corte ha accettato parzialmente l'azione di manutenzione promossa da alcuni condomini contro altri due condomini che, posizionando ciotole di cibo all'interno del garage di proprietà dei ricorrenti, attiravano molti gatti nell'area condominiale, i quali poi circolavano liberamente e si introducevano negli appartamenti degli altri condomini, causando molestie al loro possesso. L'azione di manutenzione, regolata dall'articolo 1170 del Codice Civile, ha come obiettivo di far cessare la molestia o la turbativa che ostacola o rende più difficile il libero godimento del bene da parte del possessore. Per esercitare questa azione, sono necessari alcuni presupposti fondamentali, tra cui la molestia, che può consistere in un'attività materiale o giuridica, e l' "animus turbandi", ovvero la volontà di compiere un atto che modifichi l'altrui possesso, che deve essere accertato caso per caso sulla base di prove oggettive. Nel caso in questione, la Corte ha stabilito che il comportamento dei due condomini costituisce una turbativa per il libero godimento degli appartamenti e delle pertinenze degli altri condomini. Questi ultimi, infatti, sono costretti a tenere le finestre chiuse per evitare che i gatti entri nei loro appartamenti o possono vedere la loro auto sporca dai gatti che salgono sopra, il che limita il loro possesso. Inoltre, la Corte ha ritenuto che gli appellati avessero l'animus turbandi, ovvero che fossero consapevoli che il loro comportamento potesse limitare il possesso degli altri condomini. Sapevano, infatti, che posizionare il cibo per i gatti randagi vicino agli spazi condominiali avrebbe permesso ai gatti di diffondersi nella proprietà degli altri, causando fastidi e limitando il godimento dei loro beni da parte dei vicini. In sintesi, la Corte ha stabilito che, sebbene dar da mangiare ai gatti randagi non sia vietato, è necessario prendere tutte le precauzioni adeguate per evitare che la presenza degli animali possa recare molestia agli altri condomini. La decisione della Corte d'Appello di Roma è stata molto importante perché ha stabilito che la molestia causata da gatti randagi può rappresentare un problema reale per il possesso degli appartamenti e delle relative pertinenze. La Corte ha affermato che il collocare ciotole di cibo per attirare i gatti randagi può costituire un'attività che ostacola o rende più gravoso il libero godimento del bene da parte del possessore, e che l'azione di manutenzione è diretta a far cessare questa molestia. In questo caso, i condomini che avevano dato da mangiare ai gatti randagi avevano agito con la consapevolezza che il loro comportamento sarebbe stato idoneo a limitare l'esercizio del possesso degli altri condomini. La Corte ha riconosciuto che anche se la loro attività era legale e motivata da un amore comprensibile per gli animali, essa poteva comunque costituire una molestia per gli altri condomini, limitando il loro libero godimento delle proprietà.

Dar da mangiare ai gatti randagi può essere un'attività lecita, ma è necessario che venga svolta con tutte le precauzioni necessarie per impedire che questa possa causare problemi ai condomini del condominio. La Corte d'Appello di Roma ha stabilito che è possibile impedire la molestia causata dai gatti randagi attraverso l'azione di manutenzione, e che è necessario adottare tutte le precauzioni idonee per evitare che la presenza degli animali possa recare molestia agli altri condomini. In questo modo, è possibile garantire un equilibrio tra la tutela degli animali e il diritto dei condomini di godere liberamente delle loro proprietà. La sentenza della Corte d'Appello di Roma del 29 aprile 2013 rappresenta un esempio importante di come il diritto possa aiutare a risolvere i conflitti tra i condomini e gli animali randagi, e di come sia possibile trovare soluzioni eque che rispettino i diritti di entrambe le parti coinvolte.

 

Gatti randagi in condominio: le regole da seguire

 

Come vanno gestite le colonie feline negli spazi condominiali? Gli animali domestici sono parte integrante della vita di molte persone e questo comporta anche la loro presenza negli spazi condominiali. Quando si tratta di gatti, è possibile che si formi una colonia feline, ovvero un gruppo di gatti che vivono in un determinato e circoscritto territorio. La legge n°281/91 definisce questa situazione e considera i gatti randagi come esseri viventi titolari di diritti, come la "vita" e la "cura". Tuttavia, questi diritti incontrano il limite della salute pubblica. Infatti, l'art. 2 comma 9 della L. n. 281/ 1991, prevede che i gatti in libertà possono essere soppressi soltanto "se gravemente malati o incurabili". Nonostante questa previsione legislativa, molte volte i condomini obiettano e contestano la presenza dei gatti negli spazi comuni. Ad esempio, il Tribunale di Milano ha esaminato un caso simile in cui alcuni abitanti di un supercondominio hanno citato in giudizio altri condomini accusandoli di aver occupato senza autorizzazione degli spazi comuni per creare rifugi per gatti randagi. I promotori della causa hanno chiesto non solo la rimozione dei manufatti, ma anche il risarcimento del danno non patrimoniale per un importo di 10.000 euro. Tuttavia, il giudice ha precisato che, secondo l'art. 1102 c.c., l'utilizzazione della cosa comune da parte di un singolo condomino con modalità particolari e diverse rispetto alla sua normale destinazione, è legittima a patto che non alteri il rapporto di equilibrio tra tutti i comproprietari. In questo caso specifico, il Tribunale ha ritenuto che l'occupazione da parte di due condomini di uno spazio comune mediante l'installazione di piccole costruzioni per gatti temporanee, non configura un abuso. In sintesi, la gestione delle colonie feline negli spazi condominiali deve essere regolamentata dalle leggi in vigore e dai regolamenti condominiali, ma allo stesso tempo deve tenere conto dei diritti degli animali e della salute pubblica. Inoltre, quando ci sono obiezioni da parte dei condomini, è importante valutare la situazione in modo equo e imparziale, considerando l'utilizzo potenziale degli spazi comuni da parte di tutti i comproprietari. Per quanto riguarda la gestione delle colonie feline negli spazi condominiali, la legge italiana prevede che le persone che decidono di prendersi cura dei gatti randagi abbiano il compito di assicurare che la colonia stessa venga gestita in maniera responsabile e rispettosa sia dei gatti che degli altri condomini. Tutte queste attività devono essere effettuate in maniera responsabile e rispettosa degli altri condomini, per evitare di generare problemi o di creare situazioni di conflitto. Inoltre, è importante che chi si occupa della gestione della colonia sia sempre in grado di intervenire in caso di problemi o di situazioni di emergenza, per garantire la sicurezza e il benessere dei gatti e degli altri condomini. In definitiva, la gestione delle colonie feline negli spazi condominiali richiede una certa attenzione e una gestione responsabile da parte di coloro che decidono di prendersi cura dei gatti randagi. Tuttavia, con un po' di attenzione e di impegno, è possibile gestire queste colonie in maniera sicura, salutare e rispettosa, creando un ambiente accogliente e confortevole sia per i gatti che per gli altri condomini.

 

In particolare, chi si occupa della gestione della colonia dovrebbe prendersi cura di alcune importanti attività, come: Alimentare regolarmente i gatti e fornire loro acqua pulita; Preoccuparsi della salute dei gatti, portandoli regolarmente dal veterinario per verificare che siano in buona salute; Fornire loro un riparo sicuro, come un rifugio o una cuccia, per proteggerli dalle intemperie; Sterilizzare o castrare i gatti, al fine di evitare la proliferazione incontrollata della colonia; Raccogliere regolarmente i rifiuti prodotti dai gatti, per mantenere la pulizia degli spazi condominiali; Preoccuparsi di mantenere in ordine gli spazi in cui la colonia vive, evitando che essi diventino una fonte di fastidio o di problemi igienico-sanitari per gli altri condomini.

 

Cosa può deliberare l’assemblea in merito alle colonie feline?

 

Nel mondo condominiale è frequente che si verifichino situazioni in cui le colonie feline presenti all'interno del condominio causino dei problemi ai beni comuni o ai singoli condomini. A questo punto, è lecito chiedersi se l'assemblea può deliberare l'allontanamento di una colonia felina condominiale senza violare le disposizioni a tutela dei gatti randagi. In primo luogo, è importante precisare che l'animale viene riconosciuto come organismo senziente le cui condizioni di benessere vanno protette e promosse. La normativa vigente in tema di tutela delle colonie feline vieta la soppressione dei gatti randagi, a meno che non si tratti di una malattia grave ed incurabile. Pertanto, una eventuale delibera assembleare di allontanare i gatti per motivi legati al fastidio, pregiudizio o altri motivi diversi da una malattia grave e incurabile risulterebbe in contrasto con gli orientamenti giurisprudenziali e con le leggi regionali che sanciscono il divieto di spostare o allontanare i felini dal proprio habitat. Tuttavia, se i gatti dovessero costituire una fonte di danno per i beni comuni o dei singoli, l'assemblea potrà legittimamente deliberare una serie di provvedimenti, come la disposizione di una rete metallica circoscritta alla zona condominiale in cui si affollano i felini. Questo provvedimento deve essere proporzionato al pericolo che la presenza dei felini reca in condominio, come stabilito dalla Cassazione Penale. È importante che i mezzi di allontanamento siano rispettosi del sentimento di amore per la natura e degli animali, poiché anche la giurisprudenza ha riconosciuto che la tutela degli animali è un valore fondamentale. Ad esempio, la Cassazione Penale ha stabilito che la delibera assembleare di allontanamento deve essere rispettosa del sentimento di amore per la natura e degli animali. L'assemblea condominiale può deliberare l'allontanamento di una colonia felina solo se questa costituisce una fonte di danno per i beni comuni o dei singoli e solo se i mezzi di allontanamento saranno rispettosi del sentimento di amore per la natura e degli animali. è importante che l'assemblea condominiale tenga conto di tutti gli aspetti prima di deliberare l'allontanamento di una colonia felina. In primo luogo, è necessario accertare se i gatti in questione costituiscano una fonte di danno per i beni comuni o per i singoli condomini. In ogni caso, prima di prendere una decisione, l'assemblea condominiale dovrebbe valutare attentamente tutti gli aspetti legati alla presenza della colonia felina e adottare le misure più appropriate per garantire la tutela degli animali e la sicurezza dei beni condominiali e dei singoli condomini. È anche importante tener presente che, nel caso in cui la delibera assembleare risulti contraria alle disposizioni a tutela degli animali, essa potrebbe essere impugnata davanti ai giudici e potrebbe comportare sanzioni penali o amministrative per i singoli condomini o per l'assemblea stessa. In conclusione, l'assemblea condominiale ha il potere di deliberare l'allontanamento di una colonia felina solo nel caso in cui questa causi danni ai beni comuni o ai singoli condomini, ma sempre nel rispetto delle disposizioni a tutela degli animali e del sentimento di amore per la natura e gli animali.

 

Nel caso in cui la colonia felina causi danni, l'assemblea potrà deliberare provvedimenti che garantiscano la sicurezza dei beni condominiali e dei singoli condomini, ma sempre nel rispetto delle disposizioni a tutela degli animali. Ad esempio, potrà essere disposta la posa di una rete metallica circoscritta alla zona in cui si affollano i gatti, a patto che sia proporzionata al pericolo che la loro presenza comporta e che sia rispettosa del sentimento di amore per la natura e gli animali. In caso contrario, se i gatti non causano alcun danno e la delibera assembleare è motivata da un mero pregiudizio nei confronti della razza felina, non potrà essere considerata legittima. Infatti, la normativa in vigore riconosce all'animale lo status di organismo senziente le cui condizioni di benessere vanno protette e promosse e vieta la soppressione dei gatti randagi, se non in caso di malattia grave ed incurabile.

 

Igiene e sicurezza con i gatti randagi in condominio

 

L'igiene e la sicurezza sono tematiche di estrema importanza nella gestione dei condomini e, in particolare, nel caso della presenza di una colonia felina, diventa essenziale verificare se la loro presenza rappresenti un rischio per la salute pubblica. In questo caso, la delibera assembleare che prevede l'allontanamento della colonia felina sarebbe legittima, poiché la legge 281/1991 all'art. 2 comma 9 stabilisce che le autorità competenti possono disporre l'allontanamento dei gatti in caso di pericolo per la salute pubblica. Questa disposizione viene ribadita anche da alcune leggi regionali, come ad esempio la Legge reg. Molise n. 7 del 2005, che nei suoi articoli 3 e 8 stabilisce che le autorità possono disporre l'allontanamento dei gatti in caso di pericolo per la salute pubblica, e la Legge reg. Toscana n. 43 del 1995 che, con l'art. 13, stabilisce lo stesso principio. Per verificare se la permanenza dei gatti nell'area condominiale rappresenti un pericolo per la salute pubblica, sarà necessario effettuare un accertamento da parte dei medici del servizio veterinario delle A.U.S.L.. Solo in questo modo sarà possibile determinare se la presenza della colonia felina è effettivamente incompatibile con le esigenze di salute umana e di igiene pubblica.

In ogni caso, è importante tenere presente che le disposizioni a tutela dei gatti randagi sono molto severe e che, di conseguenza, è necessario procedere con la massima attenzione e diligenza nella gestione della questione, rispettando sempre le leggi vigenti e le disposizioni a tutela degli animali.

 

CONCLUSIONE

 

In questo contesto, le sentenze citate in precedenza costituiscono un importante riferimento per la valutazione della legittimità della delibera assembleare che prevede l'allontanamento della colonia felina, poiché esse rappresentano il frutto di un'approfondita riflessione giuridica sulla materia e offrono importanti indicazioni sulle linee guida da seguire nella gestione di queste situazioni. In sintesi, la presenza di una colonia felina in un condominio può essere motivo di controversie e di discussioni in assemblea, ma è importante procedere con la massima attenzione e diligenza nella gestione della questione, tenendo sempre presente le leggi vigenti e le disposizioni a tutela degli animali.

 

 

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